Niente,più niente al mondo di Massimo Carlotto

Un libro breve ma straordinariamente intenso; l’ininterrotto flusso di coscienza di una donna, madre e moglie: i suoi pensieri asfittici, irrimediabilmente bui, annegati dentro una vita a cui non riconosce nemmeno la più pallida speranza di cambiamento. Una frustrazione profonda, devastante, immersa in un contesto sociale di grande disagio dove le preoccupazioni economiche divorano ogni slancio, qualunque prospettiva di un orizzonte alternativo.

Da subito, nelle parole della donna si allunga un alone terreo, un’ossessione crescente e senza scampo, un mostro che deforma la sua visione dell’esistenza, infettando il rapporto col marito e, soprattutto, quello con la figlia ventenne, ai suoi occhi rea di non assecondare le sue aspettative, desiderando piuttosto vivere a modo proprio. Verso “la bambina”, così la chiama, sviluppa una rabbia repressa e strisciante, un profondo risentimento tossico i cui esiti saranno inevitabilmente tragici.

La scrittura di Carlotto è chirurgica, fotografa alla perfezione con gelida lucidità il montare di un’alienazione mentale fatale disegnando la deformazione patologica del pensiero in un letale mix di ignoranza, razzismo, luogo comune della peggior specie che generano e nutrono la follia della madre. Splendida la scelta finale dell’Autore di destinare le ultime pagine della storia alla voce della figlia, contraltare stridente nella sua pura lucentezza, una boccata d’aria che restituisce speranza e riconcilia col genere umano dopo tanta bruttura. Carlotto conferma, usando stavolta il mezzo della letteratura breve, d’essere uno scrittore straordinariamente abile nel racconto del lato oscuro dell’anima conducendo il lettore in un viaggio tagliente e mai banale in cui il dolore si fa tremeda arma.