In Inghilterra, durante la seconda guerra mondiale, una donna porta avanti da sola una fattoria semi isolata fra campagne e colline. Suo marito è stato preso prigioniero dai giapponesi e ormai dispera di rivederlo. La sua quotidianità è pesante, ruvida, stretta fra l’impegno fisico di badare ad animali e campi, e il dover difendersi da ladruncoli, approfittatori e pericoli, restando sempre, costantemente, all’erta. Anne sviluppa un’ostilità, una chiusura e una diffidenza che hanno alcuni caratteri propri dell’ossessione, come se fosse regredita ad una pura dimensione istintuale.

Un giorno incontra un soldato, Barton, di stanza nell’unità del paesino vicino che pare essersi perso durante una passeggiata: dopo avergli puntato contro, come fa con chiunque, il suo fucile, gradualmente lo scambio fra loro prende un’altra piega fino a farsi dialogo prima ed incontro umano, poi.

Inizieranno a vedersi spesso, sempre a cena a casa di Anne nelle ore libere serali di lui, restando nell’ambito ingessato della conoscenza con un linguaggio formale scandito dal “lei”, finché le inibizioni cadranno e fra loro nascerà una relazione amorosa. L’uomo, però, dopo aver trascorso una regolare licenza con l’amante, non vorrà più far rientro nei ranghi dell’esercito diventando di fatto un disertore. Da qui prende le mosse la parte più caratterizzante della storia.

“Tripla Eco”, nonostante sia un romanzo breve, è denso di temi e suggestioni: l’incontro fra solitudini, l’innamoramento, la corruzione morale, l’impatto della realtà sull’idillio amoroso, il rapporto fra sessi, il potere militare machista con gli imperanti soprusi subìti dalle donne. Su tutto: l’ossessione. In Anne muta oggetto, passando dalla difesa dei beni materiali a quella di Barton, arrivando a toccare estremi sia nella messa in atto che nel suo reggerla, a dimostrazione di come in lei sia lecito spingersi oltre al fine di proteggere qualcosa che reputa proprio.
Anne è un personaggio complesso, molto più del suo amante, ha personalità e spirito d’iniziativa forti, nel bene e nel male è lei a decidere la direzione che fa prendere alla propria vita. Barton al contrario è un passivo e l’autore ne rende bene l’opacità morale derivante dal suo essere inerte, l’ambiguità insita nella sua richiesta continua di riparo.
Da sottolineare l’ambientazione bucolica del racconto che lo incornicia con descrizioni ben riuscite che possiedono tratti d’originalità, elevando la natura non solo a cornice, ma a culla e specchio delle varie fasi/umori propri della trama stessa.

Ogni argomento è ben sviluppato grazie all’abilità dell’autore di tessere molti e fini sottotesti psicologici. Bates gioca anche con i confini delle azioni e dei pensieri dei suoi personaggi: amore e convenienza, audacia e vigliaccheria, trasgressione e pentimento. L’identità stessa, per Anne in un modo e Barton e in un altro, è in bilico. Tutto è vertiginosamente contiguo e tiene appeso il lettore con una tensione costante e sempre più intensa ottenuta attraverso un’abile regia nel mettere in scena un precipitare degli eventi che si risolverà. letteralmente, all’ultima riga.
Scheda: “Tripla eco” di H.E. Bates, titolo originale “The Triple Echo” , traduzione di Giovanna Granato , Adelphi, febbraio 2026, pagine 98, euro 12