“Il cuore della foresta” di Amity Gaige

Valerie Gillis, infermiera quarantaduenne ed esperta escursionista, scompare nei boschi del Maine mentre sta percorrendo l’impegnativissimo Sentiero degli Appalachi, percorso di oltre tremilacinquecento chilometri che attraversa ben quattordici Stati USA. 

Parte l’imponente macchina delle ricerche gestita dal Corpo Forestale, a cui capo vi è un’altra donna, il tenente Beverly Miller. A chilometri di distanza, data la eco mediatica del caso, un’anziana signora di nome Lena vi si appassiona, mentre i detective ascoltano la testimonianza del compagno di viaggio di Valerie, Ruben, detto “Santo”. Sì, perché sul Sentiero si sceglie un soprannome, qualcosa di fortemente simbolico, e con questo si viene conosciuti. 

Valerie è “Sparrow”, passero, suo nomignolo infantile, attribuitole dalla madre con cui ha un rapporto intenso, d’amore profondo. La voce della protagonista, infatti, verrà resa nel libro attraverso lettere che scrive alla cara mamma, nel tentativo di mantenersi lucida e mentalmente attiva mentre si trova persa, e con sempre più scarsi viveri, nel cuore della foresta. Valerie è un bellissimo personaggio, toccante: in crisi personale per un burnout dovuto al tremendo lavoro in ospedale durante la pandemia, parte per il Sentiero. Seppur nel mezzo di un terremoto dell’anima prima e di una durissima realtà da dispersa a costante rischio di vita poi, non perde la propria purezza, l’altruismo che la anima, lo sguardo grato verso la natura. In lei Gaige esprime molti estremi come forza e delicatezza, timore e coraggio.

Diversa è Beverly, l’altra presenza femminile preponderante del libro: è razionale, pragmatica, una donna che ha dovuto lottare per farsi accettare in quanto tale, ancor di più come capo, in un ambiente maschile. In lei, però, non mancano slanci di umana compassione, così come ferite dovute alle rinunce personali a beneficio del lavoro e, soprattutto, al rapporto con la madre.

L’ultima donna del libro è Lena: spigolosa, estremamente ruvida e dal pensiero scientifico acuto, anche in grado, però, di asciugarne i sentimenti.. E pure qui il nodo bruciante risiede nella relazione madre-figlia.

Amity Gaige costruisce un romanzo in cui si fondono armonicamente più piani come suspence, tensione, azione, ma anche temi molto intimisti: solitudine, ricerca del senso di sé, sofferenza, mancata accettazione, soprattutto in famiglia e, come visto, fra donne.

Molto attuali sono anche gli argomenti della salute mentale post pandemia, dell’approccio ossessivo di certi media nei casi di cronaca che trova poi riverbero nella società, dell’ascesa del complottismo presente online su più ambiti.

L’autrice modula molto bene i vari toni espressivi, sia fra i personaggi, che nel rendere comunicati stampa, articoli di giornale, forum deliranti in Rete, esprimendo diversi codici di scrittura, ognuno con le corrette e coerenti caratteristiche. 

L’equilibrio fra ipotesi, graduali rivelazioni e flashback usati per l’intreccio principale, quello della scomparsa di Valerie, è gestito in modo sapiente, dando al lettore costante motivazione e curiosità per proseguire, ma senza ricorrere colpi di scena o forzature narrative. Gaige semplicemente tesse, nutre e regge fili resistenti, che si rafforzano e alimentano l’un l’altro, capaci di rendere robusta e ben accordata la struttura complessiva del romanzo.

Significativa la scelta di dosare le apparizioni di Valerie nel testo, in modo che anche il lettore ne brami la presenza tra le pagine, esattamente come quella stessa presenza è spasmodicamente cercata e desiderata nella trama, attraverso le ricerche condotte dal Corpo Forestale e le speranze dei suoi cari.

“Il cuore della foresta” tocca con delicata incisività sostanziali corde dell’umano vivere attraverso una scrittura piana, ma in grado di aprirsi in perle di lirismo che incantano il lettore.

Scheda: “Il cuore della foresta” di Amity Gaige, titolo originale: “Heartwood” – traduttrice Valentina Daniele – NNE – giugno 2025 – pagine 336 – euro 20

Lascia un commento