#PremioStrega2021: la cinquina finale e tutte le parole dei protagonisti. Premio Strega Giovani ad Edith Bruck.

Cinquina finale a prevalenza femminile, quella del LXXV Premio Strega, determinata dopo la prima votazione. L’appuntamento si è svolto nell’inedita cornice del Teatro Romano di Benevento ed è andata in onda in diretta streaming su Rai Play, condotta da Gigi Marzullo.

Questi i risultati:

  1. Emanuele Trevi, Due Vite (Neri Pozza), 256 voti
  2. Edith Bruck, Il pane perduto (La Nave di Teseo),  221 voti
  3. Donatella Di Pietrantonio, Borgo sud (Einaudi), 220 voti 
  4. Giulia Caminito, L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani), 215 voti
  5. Andrea Bajani, Il libro delle case (Feltrinelli), 203 voti
  • 6. Lisa Ginzburg, Cara pace (Ponte alle Grazie), 141 voti 
  • 7. Teresa Ciabatti, Sembrava bellezza (Mondadori), 139 voti 
  • 8. Maria Grazia Calandrone, Splendi come vita (Ponte alle Grazie), 126 voti 
  • 9.  Roberto Venturini, L’anno in cui a Roma fu due volte Natale (SEM), 85 voti
  • 10. Giulio Mozzi, Le ripetizioni (Marsilio), 67 voti
  • 11. Daniele Petruccioli, La casa delle madri (Terrarossa), 66 voti
  • 12. Alice Urciuolo, Adorazione (66thand2nd), 61 voti.

A sorpresa, quindi, fuori dalla cinquina “Sembrava bellezza” di Teresa Ciabatti

La serata finale del Premio Strega 2021 avrà luogo giovedì 8 luglio al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma e sarà trasmessa in diretta su Rai3.

Come da tradizione, annunciato il libro che si è aggiudicato il Premio Strega Giovani, giunto alla sua ottava edizione ed assegnato da 600 studenti di circa 60 istituti superiori sia italiani, che situati all’estero (Berlino, Bruxelles, Parigi). Ad aprire la busta con il nome del vincitore, collegato da Montecitorio, il Presidente della Camera, Roberto Fico. 

Si tratta de “Il pane perduto” di Edith Bruck, scrittrice e poetessa, testimone della Shoah ungherese. Queste le sue parole al ricevimento del premio: “I giovani ascoltano e hanno molto bisogno di parlare: lo faccio con loro da anni, girando le scuole di tutta Italia e continuerò finché avrò fiato. Questo, perché hanno bisogno di capire cosa è accaduto in passato, per comprendere meglio il futuro. Da loro ricevo lettere splendide e toccanti che mi fanno profondamente riflettere”.

Durante le operazioni di scrutinio, dirette dal vincitore del Premio Strega 2020 (e anche 2006) Sandro Veronesi, gli autori candidati hanno brevemente parlato dei loro libri. Ripercorriamo insieme le loro battute più significative.

Andrea Bajani “Il mio “Il libro delle case” è la storia di un uomo, ripercorsa attraverso le abitazioni in cui ha vissuto. Lo incontriamo ogni volta in una diversa e in cui ha trascorso una certa età: a torto, pensiamo di essere, come persone, la somma della nostra precedente esistenza, invece siamo un gran marasma di cose che vengono a trovarci ed abitarci in tempi diversi”.

Edith Bruck su “Il pane perduto”: “Da sempre, attraverso i miei libri e i miei versi, faccio rivivere coloro che ho perduto. Entro nelle scuole da decenni e condivido con i giovani quanto ho vissuto: credo che i genitori e i nonni non li conoscano bene, perché, in realtà, loro sono molto più ricchi e sensibili di quanto, spesso, non pensino”.

Maria Grazia Calandrone, “Splendi come vita”: “A vent’anni dalla sua scomparsa, ho dedicato questo libro a mia madre adottiva, come se la dovessi convincere del mio assoluto e immutabile amore. La stesura mi è anche costata fisicamente, non è stata semplice, ma la sentivo come un dovere da compiere. Sopra ogni cosa, sono felice che questo sia un libro che possa essere usato dagli altri. Attraverso la mia biografia, infatti, mi interessava raccontare sia l’amore, che il dolore di un conflitto con un genitore”. 

Giulia Caminito: “L’acqua del lago non è mai dolce” è un libro sulla gioventù; la vita della protagonista, e di conseguenza il romanzo, sono attraversati da un retrogusto di amarezza.”

Teresa Ciabatti: “In “Sembrava bellezza”, riprendo la voce de “La più amata” perché, anche se difficile e antipatica, è quella con cui io vedo di più e riesco a raccontare meglio il mondo. Nella letteratura italiana penso sia giusto rimanere un’anomalia. Venire qui stasera mi spaventava, avevo paura di essere un po’ un pagliaccio. Da ragazzina, quando camminavo, mi sentivo addosso lo sguardo degli altri e arretravo. Essere qui significa attraversare tutte le strade che non ho attraversato.”

Donatella Di Pietrantonio:“In “Borgo sud”, ho voluto soprattutto raccontare, parafrasando il titolo di uno splendido film di Paolo Sorrentino, le conseguenze del disamore”.

Giulio Mozzi: “Le ripetizioni” è stato scritto in un lungo periodo di tempo a causa di alcune incertezze che provavo; è essenzialmente un romanzo d’amore che, però, si presenta nelle sue forme più degradate: la dipendenza e il dominio”.

Daniele Petruccioli: Ogni personaggio de “La casa delle madri” cerca di portare avanti la propria identità in un contesto che potremmo chiamare di patriarcato. Il mio libro, più che del valore della famiglia, anche se ne racconto una normalissima, tratta del suo disvalore, dei tanti elementi che, spesso, la fanno somigliare ad una tragedia greca”.

Lisa Ginzburg: “Cara Pace” è la storia di come si diventi adulti, passando attraverso le tante ammaccature proprie dell’infanzia, adolescenza e giovinezza e di come si trovi e si costruisca la propria identità al di fuori della famiglia.”

Emanuele Trevi, “Due vite”: “Amore ed amicizia sono due poli astratti e tutti noi ci muoviamo attraverso queste due categorie. All’amore, però, manca la gratuità dell’amicizia, sua caratteristica principale e fondante”.

Roberto Venturini:”L’anno che a Roma fu due volte Natale” è un romanzo sulla perdita che, se non elaborata, crea un vuoto di disperazione. E’ quanto succede al nucleo familiare che racconto: Alfreda ne ha patito come un accidente. Per il libro, ha rivestito una particolare importanza il palinsesto televisivo con cui sono cresciuto e che ha quasi un po’ “contenuto” me e la mia generazione”.

Alice Urciuolo: “Con “Adorazione”, ho voluto raccontare l’educazione sentimentale sbagliata che ha ricevuto la mia generazione. E’ qualcosa di cui si parla ancora poco, una ferita non solo generazionale, ma culturale. Serve, quindi, una nuova educazione sentimentale: bisogna sradicare la concezione dell’amore come possesso.”

Infine, ricordiamo la composizione della giuria che ha determinato la cinquina finale: 600 preferenze espresse unicamente online e così suddivise: 400 degli Amici della domenica, 240 espresse da studiosi, traduttori, intellettuali italiani e stranieri selezionati da 30 Istituti italiani di cultura all’estero e 20 fra lettori forti (selezionati da librerie indipendenti di tutta Italia) e preferenze collettive di scuole, università e gruppi di lettura, tra cui i circoli presso le Biblioteche di Roma.

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