“Il valore affettivo” di Nicoletta Verna

“Il valore affettivo” è un romanzo oscuro che trova il suo ipnotico fascino proprio nella profondità e nello spessore delle ombre che avvolgono la sua protagonista e voce narrante, Bianca

C’è stato un tempo in cui la sua vita scorreva colma di una radiosa e confortante normalità, cullata dal calore familiare e, soprattutto, dalla luce emanata dall’amorevole presenza della sorella maggiore, Stella. Con lei, condivide quell’età dalle sensazioni indelebili e fondanti che è l’infanzia. Si tratta di un’epoca lontana che Bianca rievoca svelando gradualmente gli elementi del trauma che le ha segnato l’esistenza: la morte improvvisa di Stella, a soli quattordici anni.

E’ una atroce cesura, una crepa insanabile: la voragine che risucchia il futuro di Bianca condannandolo ad essere solo mera, sterile e passiva sopravvivenza, mentre tutto il suo mondo le crolla inesorabilmente attorno, addosso. Proprio in questo paesaggio emotivo zeppo di rovine ci conduce il suo racconto, caratterizzato da un alternarsi temporale continuo ma mai disorientante; è la mappa di un cammino alla deriva, sino ad un incontro che la porterà a concepire un piano irrazionale, in cui investirà tutta se stessa con cieca determinazione. 

A muoverla, un corrosivo senso di colpa per la morte della sorella che diventa ossessione, l’unico filo in grado di manovrare le azioni di una “non vita” immolata alla redenzione, orizzonte unico a cui tendere, costi quel che costi. Bianca diventa esclusivamente un corpo-tramite per il proprio scopo; il resto è puro annientamento, tanto che in lei non paiono esistere prerogative individuali, tutta la sua essenza d’individuo è negata. 

Nicoletta Verna ci accompagna in questo deserto esistenziale disegnando con precisione le traiettorie di buio che lo compongono, rendendo tridimensionali le dinamiche che muovono Bianca nella sua complessità che, al contrario, arrivano a chi legge con immediatezza. La scrittura è piana, dotata di un ritmo che non perde mai d’intensità, ma che sa anche essere tagliente e affilata: ferisce come una stilettata spesso d’improvviso, lasciando un segno fatto d’inquietudine. L’Autrice tesse lo sviluppo della storia con maestria, dosando sapientemente tensione, rivelazioni e sorprese e il lettore resta avviluppato nella vicenda, senza riuscire a staccarsene. Passato e presente sono amalgamati con coerenza e continuità, riuscendo a rendere la distorta percezione del tempo della protagonista per cui tutto è un’estensione, funzionale e conseguente, del giorno della morte di Stella. 

L’universo dei personaggi aderisce perfettamente alla sua atmosfera: ognuno, infatti, è portatore in sè di un’oscurità più o meno manifesta, espressa attraverso il senso di colpa. Nel libro, tale stato d’animo è declinato nelle più sfaccettate e differenti sfumature che offre la natura umana e si può dire essere il vero protagonista del racconto, in quanto suo motore e collante. Unica eccezione in un mondo di tenebra è la figura di Stella, non a caso anche la sola presenza meno reale e materiale, filtrata (e, in un certo senso, deformata) dal ricordo infantile di Bianca che la ammanta di un’idealizzazione figlia del lutto improvviso, del distacco traumatico e della convinzione di esserne stata la causa. 

Interessante anche la discrepanza assoluta fra gli ambienti in cui vive e si muove la protagonista da adulta, in un contesto sociale molto elevato contraddistinto dal lusso, e l’assoluta aridità ed anestetizzazione che ne permeano l’esistenza. Un contrasto ben rappresentato, a livello materiale, dalla mania ossessivo compulsiva di Bianca verso i rifiuti. La compilazione maniacale di una lista mentale della raccolta differenziata (o peggio il realizzarla rovistando fra i cassonetti) incarnano una necessità di controllo che permetta di poter incasellare, riporre, superare, smaltire ogni evento con rassicurante prevedibilità. Esattamente il contrario del ciclone che ha scomposto la sua vita alla scomparsa della sorella. 

Nicoletta Verna confeziona, quindi, un ottimo romanzo d’esordio: bilanciato, omogeneo, perfettamente riuscito nella sua natura psicologica: tutto è al suo posto, niente stona o pare eccessivo, nonostante la potenza distruttiva, ossessiva e disturbante della storia. L’Autrice riesce ad insinuarsi nella mente del lettore: la trama è un tarlo che lo porta a sentire il disagio di Bianca sulla propria pelle, a farsi domande, immedesimarsi, a solidarizzare con lei, ma ad esserne altrettanto atterrito. Un testo che offre vari livelli interpretativi e piani di coinvolgimento, il tutto con gran scorrevolezza e incisività: non posso che consigliarne altamente la lettura. 

Nicoletta Verna confeziona, quindi, un ottimo romanzo d’esordio: bilanciato, omogeneo, perfettamente riuscito nella sua natura psicologica: tutto è al suo posto, niente stona o pare eccessivo, nonostante la potenza distruttiva, ossessiva e disturbante della storia. L’Autrice riesce ad insinuarsi nella mente del lettore: la trama è un tarlo che lo porta a sentire il disagio di Bianca sulla  propria pelle, a farsi domande, immedesimarsi, a solidarizzare con lei, ma ad esserne altrettanto atterrito. Un testo che offre vari livelli interpretativi e piani di coinvolgimento, il tutto con gran scorrevolezza e incisività: non posso che consigliarne altamente la lettura. 

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