“Il preside” Di Marco Lodoli

Un uomo di sessantacinque anni, preside di un istituto scolastico della periferia romana, si rinchiude nella sua scuola, armato di fucile e con due ostaggi. Fuori, l’assedio del commissario responsabile del caso, della forze dell’ordine, di studenti, televisioni e semplici curiosi. Dentro, nei pensieri del protagonista, scorre la sua intera vita, professionale e privata, sino alla drammatica decisione di compiere quel gesto estremo.

Il libro è una corda tesa fra la naturale spinta verso il puro idealismo, che ha da sempre animato il protagonista, e la frustrazione dell’impatto con la realtà, muro respingente per le sue ambizioni di cambiamento. La prosa è intensa, fittissima e dipinge il suo cammino, fatto di slanci e puntuali cadute che lo condannano ad un’insanabile amarezza interiore. Per questo, la cifra del racconto risiede nel sentimento del disincanto. Una mannaia che si abbatte nella sua vita di uomo, con un amore tanto pieno di fulgore quanto di buio e che investe anche il suo ruolo di preside, mai compreso in una visione della scuola che mette al primo posto non la performance, ma la formazione di mente e anima dei ragazzi. Una battaglia destinata a scontrarsi con la visione dei suoi colleghi insegnanti, protesi a seguire le indicazioni dei programmi, animati dall’esclusivo convincimento che la scuola serva solo a determinare il ruolo che ogni studente svolgerà nella società.

Lodoli tratteggia con cura la figura di un uomo romantico e tragico, per cui l’idealismo è parte fondante ed irrinunciabile di sè e della sua azione nel mondo. La scrittura è degna di nota, colma di una poesia dolente e di una carica emotiva che straborda dalla pagina, investendo il lettore. Del libro restano anche le descrizioni: rese con poche limpide pennellate, compongono immagini originali, destinate a restare impresse come visioni. L’Autore, poi, tesse la propria tela narrativa con maestria, bilanciando la tensione del piano presente della trama, quella dell’assedio alla scuola, con la rievocazione del passato e giocando nel mischiare, fatti, visioni e suggestioni.

Un testo che ci chiama a guardare attraverso altre lenti il senso più profondo del nostro vivere, abbandonando schemi sterilmente standardizzanti, a favore di un viaggio unico e personale: quello nella sostanza umana che ci permea, diversa in ognuno.