Finalisti #PremioStrega2020: a sorpresa, una sestina.

Il 2020 continua ad essere un anno intenzionato a lasciare un segno indelebile: stavolta, per l’editoria, in senso positivo. Saranno, infatti, 6 i libri a contendersi questa edizione del Premio Strega, la cui finalissima si terrà giovedì 2 luglio nell’abituale e suggestiva cornice romana del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e verrà trasmessa su Rai 3.

Prima di scoprire l’inedita sestina, nel pomeriggio è stato assegnato anche il Premio Strega Giovani, la cui giuria è composta da più di 500 ragazzi fra i 16 e i 18 anni d’età. A proclamare il vincitore, il Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico. Si aggiudica la settima edizione del concorso: Daniele Mencarelli, con il suo “Tutto richiede salvezza”, Mondadori, ambientato in una clinica psichiatrica. Toccanti le parole dell’Autore, alla consegna della targa: “Questo momento è per tutti coloro che oggi vivono un TSO sulla propria pelle, glielo dedico con tutto me stesso.”

Daniele Mencarelli, vincitore della settima edizione del Premio Strega Giovani. (foto: area stampa Premio Strega)

Poco prima delle 20 si giunge al momento clou. Il conteggio degli ultimi voti, quelli decisivi. Ed ecco la sorpresa! Dato che i primi cinque libri più votati sono tutti pubblicati da un grande editore, si applica, per la prima volta, la regola a tutela della piccola e media editoria e così accede anche il primo volume in classifica non pubblicato da un grande gruppo editoriale.

La sestina del LXXIV Premio Strega:

Sandro Veronesi, “Il Colibrì”, La Nave di Teseo (210 voti); seguono a pari merito (199 preferenze), Gianrico Carofiglio con “La misura del tempo”, Einaudi e Valeria ParrellaAlmarina”, Einaudi; poi, “Ragazzo italiano” di Gian Arturo Ferrari, Feltrinelli, (181 voti); quinto Daniele Mencarelli “Tutto chiede salvezza”, Mondadori (168 preferenze). Beneficia della regola a tutela della piccola e media editoria, Jonathan Bazzi con “Febbre”, Fandango (137 voti).

Il meccanismo di voto: fra persone e voti collettivi gli aventi diritto erano su 660, di cui si sono espressi 592 voti, esclusivamente online. Chi votava? 400 preferenze per gli Amici della domenica; 200 espresse da studiosi, traduttori, intellettuali (italiani e stranieri), poi 40 voti destinati a lettori forti selezionati da librerie indipendenti di tutta Italia. Infine, 20 voti collettivi da scuole, università e gruppi di lettura.

Infine, qualche stralcio delle interviste dei finalisti rilasciate alla sempre ottima Loredana Lipperini (Radio 3 Rai), che ha condotto l’appuntamento, svoltosi alla Camera di Commercio di Roma nel rispetto delle distanze fisiche e trasmesso via streaming anche da Rai Cultura.

Sandro Veronesi:Già prima di iniziare a scrivere “ll colibrì”, sapevo che nella vita del mio protagonista ci sarebbero stati momenti dolorosi in una quantità maggiore del normale. Mi sono reso conto che seguire il racconto cronologico della sua esistenza, avrebbe reso insopportabile quell’intensità di dolore al lettore. Decidendo di liberarmi dal tempo lineare nella narrazione, ho permesso a chi legge di resistere, proprio come il mio protagonista. In più, questa struttura mi ha dato una libertà inedita: mi mettevo a scrivere un capitolo alla volta, come mi andava .” “Ho voluto che il protagonista avesse esattamente la mia età, così si è relazionato agli avvenimenti storici con la medesima percezione della mia generazione che, in realtà, non è che abbia combinato quel granché! Sono, però, fiducioso in quella nuova che abbiamo messo al mondo: sistemerà le cose e in fretta”.

Gianrico Carofiglio: “In “La misura del tempo” c’è una riflessione sul senso del fallimento, sul suo valore positivo. Noi tutti siamo paralizzati dall’errore, invece, nei fallimenti minori c’è un antidoto a quelli catastrofici. Nell’insegnamento scolastico, oggi c’è il principio che esistano una risposta giusta e una sbagliata; sbagliare, invece, è un modo forse più efficace per imparare qualcosa”.

Daniele Mencarelli: “In “Tutto chiede salvezza”, la clinica psichiatrica è un luogo che tende a disumanizzare, perché la differenza fra chi dovrebbe essere curato e chi deve curare, viene meno. Sta a noi riportare umanità in questi contesti. Il mio ventenne protagonista troverà l’aiuto vero, non tanto in chi gli si approccerà in termini istituzionali, ma da altri cinque pazienti psichiatrici, suoi compagni di stanza. Saranno loro a metterlo in contatto, per la prima volta, con la sua vera natura.” “Io provengo dalla poesia, la scommessa di questa mia nuova carriera di narratore sta nel ritornare in alcuni luoghi della mia gioventù e trovarvi non solo la mia storia, ma anche elementi universali che appartengono a quella di tutti.”

Gian Arturo Ferrari “Ne “Ragazzo Italiano”, c’è uno spunto autobiografico che fa da filtro al racconto alla storia del Paese nel periodo compreso fra la fine del fascismo e della guerra e l’Italia del benessere. Anche se nell’epoca che racconto l’Italia era totalmente distrutta e povera, ci sono delle analogie fra quel tempo e il presente, spero soprattutto nello spirito che sarebbe utile adesso. Nel romanzo, ho cercato di descriverlo ed esaltarlo.”

Jonathan Bazzi: “La contemporaneità che la lingua sta assumendo, è una mia “fissa” da sempre. In “Febbre”, ho cercato di essere il più possibile preciso e fedele alle mie esperienze e attraverso l’amore per le sue strutture fondamentali; avendone attraversate alcune non abituali, ho sentito l’esigenza di articolarle, descrivendo come sia attraversare quei territori.