SalToEXTRA, apre Alessandro Barbero: nella Storia le chiavi per ripartire.

Giovedì 14 maggio 2020 ore 19: debutto assoluto di #SalToEXTRA, l’edizione straordinaria del Salone del Libro ai tempi del COVID-19 che vive di una formula innovativa. E allora, al posto dei corridoi dei padiglioni del Lingotto, i lettori e appassionati di cultura si ritrovano percorrendo altri crocevia, quelli invisibili della connessione alla Rete, in cui l’approdo certo resta il dibattito di qualità in compagnia dei grandi nomi del panorama editoriale italiano e internazionale.

L’apertura è affidata ad una lectio di Alessandro Barbero, storico medievista, apprezzato ed amatissimo per la sua attività di divulgatore, anche televisivo. Siamo all’interno all’interno della Mole Antonelliana, nella sala principale del Museo Nazionale del Cinema, ovviamente vuoto. Il nastro inaugurale è metaforicamente tagliato dalle parole del direttore del Salone del Libro, Nicola Lagioia che ha fortemente voluto e poi organizzato questa 4 giorni. “Dedichiamo SalToEXTRA alle vittime del Coronavirus, ai loro parenti, ai medici, agli infermieri e al futuro di tutti noi.” Poi, introduce Barbero: “Tutto il gruppo di lavoro ama particolarmente il prof Barbero per la chiarezza e la profondità dei suoi interventi e dei suoi libri, siamo rigogliosi abbia accettato il nostro invito ad aprire questa edizione. Inizia il Salone Internazionale sul libro di Torino, il nostro viaggio comincia da qui”.

Il direttore Nicola Lagioia dichiara aperto SalToExtra (immagine tratta dallo streaming diffuso dal Salone del Libro)

La parola passa a Barbero che parte dal profetico (suo malgrado), titolo del Salone 2020 “Altre forme di vita”, per aprire il suo intervento sulle conseguenze inattese dei maggiori eventi storici. Ma non è sempre solo il dopo a spiazzare : “Anche alla vigilia di un grande avvenimento è difficile immaginarsi cosa stia per succedere. Infatti, ancora a febbraio mi sembrava possibile parlare con dei ventenni affermando che, a parte l’11 settembre 2001, non ci fossero più stati epocali avvenimenti storici che avessero coinvolto l’Occidente.”  Ed ecco l’imprevedibilità della Storia che, con la pandemia, torna a smentire quelle che parevano certezze, scombinando e sconvolgendo le priorità mondiali, prepotente e inevitabile.

Ma come esce l’umanità dalle crisi, reagendo alle catastrofi e alle sue inattese conseguenze? Per la risposta, Barbero chiama in nostro aiuto proprio la Storia, ossia “l’immenso catalogo della azioni umane davanti a qualunque problema e sfida”. Da qui, il professore si muove fra pandemie verificatesi in diverse epoche, dalla peste antonina del secondo secolo dopo Cristo, alla grande peste del 1348 raccontata dal Boccaccio e trova, nella reazione, un elemento comune. Quale? Un cambiamento di mentalità figlio della consapevolezza della caducità, un’evoluzione del pensiero collettivo verso nuove opzioni fino ad allora non contemplate e che si rivelano autentici progressi da non abbandonare. La sperimentazione come risorsa e reazione. L’intercettare, nelle pieghe di una crisi, gli spiragli di opportunità inedite nate proprio dall’imprevedibile. Attenzione, però, perché: “I cambiamenti culturali, non sono garantiti né automatici. Bisogna volerli, anche passando attraverso una visione politica di lungo respiro e innovativa, capace di programmare nuovi modi di vivere e un nuovo patto sociale. Non sono passaggi scontati.”

La Storia, per fortuna, insegna anche la straordinaria capacità di reazione messa in campo dall’umanità, sempre in grado di ricostruire dalla catastrofi, inventando nuove strade. Barbero conclude la lectio portando a conforto nostro e a conferma di questo dono di salvifica metamorfosi, la visione che Gaetano Salvemini, grande intellettuale antifascista in esilio dal 1925, , ebbe dell’Italia al suo rientro nel secondo dopoguerra. Si trovò di fronte a un “meraviglioso formicaio umano”, una febbrile, eppure armoniosa, operosità collettiva che lo portò a profetizzare: “Questo Paese si riprenderà con una rapidità che ha nessuno avrebbe mai sospettato.” Ebbe ragione.  Questo, l’augurio di Barbero a cui si aggiunge la voce di tutta la comunità dei lettori del Salone del Libro, un coro che, anche se non risuona negli spazi del Lingotto, si leva forte e chiaro come non mai.