“Chi ha ucciso mio padre” di Édouard Louis

Édouard Louis condensa in queste poche pagine il rapporto avuto con il padre e lo fa in maniera assolutamente degna di nota, realizzando un libro d’intensità emotiva assoluta e coinvolgente.

Il linguaggio usato è semplice ed autentico, di presa immediata sul lettore che percepisce la totale sincerità, trasparenza e sofferenza del racconto e che ben presto si ritrova a riflettere in modo profondo, mai banale, sulle dinamiche di relazione familiare e di come e quanto esse possano influire sulla formazione psicologica dei figli. Louis realizza una specie di diario, ma privo di continuità temporale, in cui gli episodi sono sparsi, senza un ordine preciso: nel suo metterli su carta, arriva chiara l’urgenza di farlo non per il gusto della narrativa, ma come un gesto di liberazione, una sorta di resa dei conti, un bisogno di chiarezza e pace che, a volte, solo la scrittura sa portare nella vita degli uomini.

L’Autore non risparmia niente al padre: il suo tono è severo e fermo, eppure, in mezzo al profondo dolore delle mancanze, dell’attenzione ricevuta a sprazzi, al doversi misurare con una personalità paterna estremamente contraddittoria, emerge una pietas inaspettata verso il genitore, totalmente spiazzante, ma che incarna la risoluzione a livello emotivo di questa relazione complicata e segnante.

Degna di nota anche una parte di riflessione politico-sociologica su come l’impatto delle decisioni di chi governa possa condannare persone poco abbienti, la parte più fragile della società, a un peggioramento delle proprie condizioni e come tutto questo si possa riverberare nel vissuto familiare, con i genitori la cui qualità di vita diventa sempre peggiore e i cui figli rischiano di ritrovarsi a vivere un futuro condannato, già scritto nelle condizioni di reddito della famiglia d’origine; un tema di cogente attualità in Francia, ma non solo.

Un piccolo libro in cui c’è davvero tanto dell’umanità: dall’eterno dilemma del confronto fra generazioni, alla stretta attualità sociale, il tutto dentro una scrittura che infiamma della sua stessa rabbia.