#piulibri17 Incontro con Giorgio Zanchini per “La radio nella rete”- Donzelli Editore

A Più libri, più liberi, fiera della piccola e media editoria di Roma, si è parlato anche di radio, grazie al saggio “La radio nella rete”, appena uscito per Donzelli editore e firmato da Giorgio Zanchini, giornalista Rai, conduttore radiofonico di esperienza decennale a Radio Rai, ora alla guida di “Radio anch’io” storico appuntamento di attualità politico-sociale del mattino di Radio1. A discuterne con l’Autore, Enrico Menduni, studioso e saggista di nuovi media e linguaggi multimediali, Carlo Ciavoni, giornalista, esperto e critico radiofonico e Rossella Panarese, conduttrice di Radio3 scienza e docente di comunicazione e tecnica radiofonica.

La presentazione si è subito trasformata in un dibattito fertile e costruttivo sul presente dinamico che la radio, proprio grazie alla felice ibridazione con la rete, sta vivendo. Come ricorda Zanchini “La cifra della contemporaneità portata da Internet è la partecipazione: la radio ha sempre avuto questa peculiarità, ma ora gli ascoltatori hanno moltiplicato il loro ruolo, il loro peso fino a co-dirigere il percorso delle trasmissioni portando contributi di grande qualità”. E’ l’effetto social, di connessione costante, quel mondo flusso in cui anche la radio si trova immersa e dove lotta contro una concorrenza sterminata per attirare la nostra attenzione frammentata e contesa.

E allora, può la radio di parola sopravvivere in un tempo in cui l’ascolto è sempre più interstiziale, distratto, interrotto? Per Ciavoni, l’equazione frammentazione = distrazione non è automatica, ma legata al modello a flusso e allo stile di conduzione : “La frammentazione diventa deleteria, dannosa, dirompente, solo quando si combina ad uno stile adrenalinico di conduzione, modello sempre più imposto dal mondo pubblicitario, secondo cui l’ascoltatore ha bisogno di un prodotto veloce, dai ritmi sincopati, anti-noia” . Menduni: “Più che un’epoca di disattenzione, ne viviamo una di attenzione plurisollecitata, spetta quindi alla radio stessa farsi strada con gentile fermezza in mezzo alla molteplicità di offerte seducenti ed attrattive”. Rossella Panarese invece riflette: “In radio si riverbera una sorta di cellula germinale della società, una comunità che combina trasmissione e ricezione in un linguaggio che crea un vero rapporto umano, rendendola esercizio e paradigma di attenzione per eccellenza”. Zanchini continua il confronto inquadrando la difficoltà di presa della radio di approfondimento nella scarsità dei consumi culturali degli italiani: “Oggi c’è tendenza a fare radio come accompagnamento  coerente alla frammentazione, con un parlato sempre più breve, possibilmente brioso che entra sulla musica. Delle 15 trasmissioni più ascoltate in Italia, ben 14 sono puro intrattenimento leggero, mentre in altri Paesi come Inghilterra, Francia e Germania non è così: le 5/6 trasmissioni più sentite fra le top 20 sono di parola seria, impegnata. La radio di contenuto fronteggia una sfida complicatissima ed è necessaria un’operazione di resistenza nella consapevolezza, pessimistica ma realista, che siamo davanti ad un capitolo del deficit culturale italiano, specchio di un Paese che legge poco e in cui si sta registrando una regressione verso un’oralità secondaria anche in coloro che hanno ricevuto una formazione tale da poter accostarsi a testi complessi”.

L’enorme incremento dell’interattività in tempo reale ha cambiato anche la conduzione, continua Zanchini: “Il conduttore deve governare e filtrare i processi partecipativi: il nostro lavoro oggi è un caos spaventoso, prima c’era solo una scaletta e uno schermo, un percorso prestabilito a cui più o meno attenersi; ora ho 4 schermi di fronte, tv accesi su canali all news nazionali ed internazionali e mentre vado in onda ricevo sms, mail, contributi vocali in una quantità d’impulsi quasi ingovernabile. Tutto questo distrae molto di più e, essendo concentrato a raccogliere ciò che inviano gli ascoltatoti, rischio di ascoltare di meno l’ospite che sta parlando. Resta comunque un calcolo a somma positiva, è giusto rompere le gerarchie, aprire i microfoni, la partecipazione non è un meccanismo che nutre la demagogia: ci siamo indubbiamente arricchiti a fare radio attraverso la rete.”