Mario Desiati trionfa allo Strega 2022 con “Spatriati”

Mario Desiati è il Vincitore del 76° Premio Strega con “Spatriati” (Einaudi  Editore).

Alla fine, quindi, è andata come previsto e con un ampio margine: Desiati ha infatti trionfato con 166 voti, a fronte dei 90 del secondo classificato Claudio Piersanti con il suo “Quel maledetto Vronskij” (Rizzoli).

La classifica completa:

  1. Mario Desiati “Spatriati” (Einaudi) 166 voti
  2. Claudio Piersanti “Quel maledetto Vronskij” (Rizzoli) 90 voti
  3. Alessandra Carati “E poi saremo salvi” (Mondadori) 83 voti
  4. Veronica Raimo “Niente di vero” (Einaudi) 62 voti
  5. Marco Amerighi “Randagi” (Bollati Boringhieri) 61 voti
  6. Fabio Bacà “Nova” (Adelphi) 51 voti
  7. Veronica Galletta “Nina sull’argine” (Minimum Fax) 24 voti

Il seggio è stato presieduto, come da tradizione, dal vincitore dell’anno precedente: Emanuele Trevi che si aggiudicò nel 2021 lo Strega con “Due vite” (Neri Pozza).

Mario Desiati, vincitore del Premio Strega 2022 (screenshot dalla diretta di Raiplay)

Lo scrittore pugliese è anche un grande comunicatore: ieri sera, ad iniziare dal look e in ogni sua parola, ha incarnato quel che è uno “Spatriato” in modo luminoso e trascinante. Vederlo ed ascoltarlo è stato un piacere e la sua vittoria rende giustizia e riconoscimento a chi rifiuta categorie socialmente preconfezionate, affrancandolo dalla dimensione dell’alterità e del giudizio ed abbracciandolo come essere umano (finalmente).

Ora passiamo alla voce diretta del vincitore che, per iniziare, spiega l’accezione del titolo del romanzo: Spatriato” nel mio dialetto di Martina Franca significa espatriato, irregolare, fuori dalla patria, ma non intesa come un confine geografico, bensì come modo di vivere della maggioranza. E’ anche un modo per insultare, per indicare una persona che non obbedisce alle regole generali”.

Non aderire alle convenzioni, non incasellare; il dialetto lo fa in modo pratico: In molti dialetti del Sud, lo schwa indica che non c’è genere: non c’è maschile o femminile. In tempi di lingua inclusiva, il dialetto dimostra di esserlo già da tantissimi anni”.

In “Spatriati” esiste anche il tema dell’allontanarsi fisicamente dalla terra natia: “L’Italia è un Paese di altissima emigrazione: andar via non è una sconfitta, ma produce tantissime ferite“.

Desiati parla del suo rapporto con i personaggi cardine del libro:Chiunque scriva, ha l’utopia di voler correggere la realtà. Claudia e Francesco sono parti di persone che ho conosciuto, e anche di me stesso, che volevo raccontare ai lettori”.

Emergono i temi umani e sociali che hanno dato vita e muovono il romanzo: Ho usato “Spatriati” come termine e sinonimo che usassse la stessa potenza di “Queer”. Ci sono tante persone che non vogliono definirsi non soltanto sessualmente, ma anche politicamente e socialmente, questo in un mondo dove tutti chiedono chi tu sia, a chi appartieni, come ti “metti”. Claudio e Francesca non vogliono mettersi come dicono gli altri, ma come loro sentono di essere. Un po’ quel che sto cercando di fare anch’io: è faticoso, ma bello.”
A riprova di come “Spatriati” tocchi corde reali, Desiati cita anche un recente e buio episodio di cronaca: La pressione sociale esiste in tutti gli ambiti, non solo in provincia come spesso erroneamente si pensa. Esiste sul lavoro, in famiglia, in tanti posti dove una persona cerca di essere diversa dagli altri senza far del male a nessuno. Siamo il Paese dove tre settimane fa è morta Cloe Bianco, professoressa transgender: semplicemente una persona libera che voleva essere se stessa, ma che è stata isolata e poi si è tolta la vita. La pressione sociale è molto pericolosa, bisogna raccontarla”.

Infine, una perla “La gentilezza è così rara che la scambio sempre per amore.” 

Anche nel ricevere il premio, Desiati è uscito dalle consuetudini, dimostrando tutta l’umanità che ha pervaso i suoi gesti e parole espressi al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia durante la finale. 

Stasera lascerò questa bottiglia intonsa, non la aprirò qui: lo farò in Puglia, in ricordo degli scrittori della mia terra. A cominciare da Mariateresa Di Lascia che vinse il Premio Strega nel 1995 e non potè ritirarlo, perché morì alcuni mesi prima. Voglio aprire questa bottiglia vicino a dove ora c’è Alessandro Leogrande che era un mio amico, l’avremmo bevuta insieme”.

Mario Desiati durante l’intervista nel corso della finale del LXXVI Premio Strega (fermo immagine dalla diretta di Raiplay)

Il vincitore ora è atteso da un tour, le tappe:

  • 8 luglio Lonato del Garda, Fondazione Ugo da Como;
  • 12 luglio Roma, Letterature Festival, Stadio Palatino;
  • 22 luglio Vieste, Festival “Il libro possibile”;
  • 29 luglio Marciana Marina (Isola d’Elba);
  • 7 agosto Lecce, Chiostro degli Agostiniani;
  • 13 agosto Cortina, Festival “Una montagna di libri”;
  • 25-31 agosto Benevento Festival “Città Spettacolo”.

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