“Una donna” di Annie Ernaux

Annie Ernaux firma un libro denso ed intenso tutto dedicato alla figura della madre appena perduta: una riuscitissima introspezione narrativa che finisce per parlare di molto di più. Il racconto si apre con la scomparsa della donna e lo scontrarsi dell’Autrice con questo lutto: la sua scrittura spoglia, seziona il dolore, facendone quasi una cronaca in modo asettico, ma è proprio questa oggettività della prosa a scavare dentro il lettore che ne percepisce chiaramente tutta la drammaticità, come un abisso che inghiotte, senza alcuna enfasi o artificio.

Il ripercorrere la parabola esistenziale della madre diventa non solo una storia personale ma rispecchia, incarna e racconta uno spaccato culturale e sociale della condizione femminile con progressi e limiti che cambiano di generazione in generazione e il cui avanzare è assolutamente evidente già solo nel contrasto esperienziale fra madre e figlia.

La Arnoux fa passare sulla carta il carattere forte, indomito, desideroso di riscatto sociale della madre facendo letteralmente parlare i fatti della sua vita e in pochissime pennellate essenziali, perfettamente definite, rende la complessità del vissuto del rapporto madre-figlia: un elastico di prossimità, allontanamenti e riavvicinamenti, un’altalena di sentimenti reciproci in cui però la consapevolezza dell’appartenenza non viene mai meno.

Nell’ultima parte del libro c’è uno scarto netto che rovescia l’immagine della madre come donna sicura e padrona di sè sia da ragazza, genitrice e nonna: il dramma della malattia che gradualmente la rende demente. Qui ritorna la scrittura-cronaca oggettiva di un vissuto tragico con la visione disarmata e disarmante di un declino progressivo e inevitabile, l’osservazione impotente di una regressione che colpisce il lettore come una rasoiata lenta, un taglio di bisturi in cui il sangue esce molto lentamente lasciando passare tutto il dolore.

Il senso del testo a mio parere alberga nel titolo: che sia “Una donna” invece che “Una madre”, dice già chiaramente dell’approccio della Ernaux, della sua volontà di ricercare la verità di fondo, l’essenza che ha mosso la vita della madre, senza relegarla nel suo ruolo parentale ma cercando di narrarla (e poi comprenderla) da persona a persona, da, appunto, donna a donna.