“Non c’è niente di vero” di Emiko Jean

Mika Suzuki è una trentacinquenne di origine giapponese, trasferitasi negli Stati Uniti da bambina e ora incagliata in un’esistenza sgangherata, inconcludente. Nel suo passato un netto spartiacque: l’aver dato in adozione a 19 anni la figlia Penny pochi minuti dopo il parto. Decisione che ha spento la spinta vitale di Mika giorno dopo giorno, ognuno dei quali annegato nel pensiero della bambina. Il destino, però, riporterà Penny da lei… e da lì in poi accadrà di tutto.

“Non c’è niente di vero” è un romanzo particolare, in cui convivono registri leggeri e profondi, spesso succedendosi in una manciata di righe. Un libro che cresce progressivamente, capace di confermare le aspettative del lettore, ma anche di rivoltarle, spiazzandolo. 

Il tema principale è la maturazione del vero sè, ostacolata dal peso del passato, dalle altrui aspettative, dal costante senso di inadeguatezza. Importante anche il ruolo delle origini, sia biologiche che culturali, col percorso per definirsi, quando sono multiple e sfaccettate, scoprendo in quale proporzione risieda la propria identità. Il maggior pregio della trama è quello di restituire evoluzioni umane prendendosi il tempo necessario, mettendo in scena la complessità del processo fatta di cadute e risalite. 

Ovviamente cardinale l’argomento della genitorialità, su tutte il vissuto dei genitori adottivi VS quelli naturali. Ci sono passaggi resi in modo semplice e scevri da retorica, data l’atmosfera vivace e frizzante della storia, ma in grado di colpire, cogliendo nodi intricati e umanamente intensi. 

I vari personaggi, a seconda delle loro matrici culturali e generazionali, possiedono modi diametralmente diversi di tessere il rapporto con i figli. L’autrice fa incrociare, annusare, meticciare queste dinamiche, giocando sull’imprevedibilità dell’incontro fra opposti. In tutta la trama si pattina sul filo: disastro e riuscita sono sempre possibili in egual misura. 

Emiko Jean pone a base del libro elementi drammatici (come perdita, sopraffazione, insoddisfazione, ricerca e attuazione del perdono) ma disegna la storia attraverso un tono brillante, a volte addirittura da commedia. Ciò apporta freschezza, senza pregiudicare il racconto di percorsi tortuosi e sofferti, così come quello delle infinite possibilità di rigenerarsi proprie dell’essere umano. 

Scheda: “Non c’è niente di vero” di Emiko Jean, traduzione di Elisabetta Valdrè (titolo originale: “ Mika in Real Life”) – Garzanti – marzo 2024 – pagine 336 – euro 17,90

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