Isako è una donna che ha passato la trentina, sposata da pochi anni a Nobuhiro, ingegnere di quasi 20 anni più anziano e che ha come amante un giovane ragazzo. Presto presto si ritroverà coinvolta nella controversa morte della fidanzata di lui.
Da qui prende le mosse un racconto a molti piani che Seichō è abile a tenere insieme. L’arresto del giovane, il processo, la necessità di Isako di tenere tutto nascosto al marito, l’entrata in scena di altri personaggi apriranno numerosi livelli narrativi che si susseguono e compenetrano con coerenza.
La narrazione si muove con Isako: camaleontica, possiede una freddezza innata votata all’esclusivo perseguimento della propria convenienza. Asserve corpo e parole al suo disegno, con naturalezza, consapevolezza e calcolo, usando chiunque (se stessa compresa) come mezzo senz’anima.
Raramente capita di imbattersi in un personaggio così spudorato, smaccatamente sfacciato, diabolico. Eppure, il suo autore non giudica Isako, ma lascia sia la forza dei fatti a delinearlo, muovendo al disgusto.
Seichō costruisce un romanzo che si regge sul perverso gioco della multipla e continua dissimulazione. I temi principali sono: avidità, amoralità, gelosia, terrore e ribrezzo verso la vecchiaia, ego sfrenato, manipolazione, ricerca del proprio piacere come unico ed indiscutibile orizzonte esistenziale.
L’autore, poi, estende tutto ciò al di là del microcosmo dei personaggi principali, coinvolgendo l’intera società.
Insomma: Seichō in questo libro condensa il peggio di quanto l’animo umano possa esprimere, ma non il male eclatante o esplosivo, bensì quello che si incista nelle vite sottotraccia con un lavorìo continuo fino a farle marcire dall’interno.
Sempre astenendosi dall’additare, l’autore mette in scena sia la banalità che l’intraprendenza del maligno attraverso una scrittura quasi elementare, scabra ma precisissima, centrata allo stremo. Caratteristica del suo scrivere, poi, è usare la fisicità, le espressioni dei suoi personaggi per arrivare a delineare i tratti caratteristici della loro interiorità o del loro stato d’animo in davvero poche battute.
Leggere Seichō significa respirare finezza: di tratto stilistico (fatto di essenziale rigore), come di resa psicologica. Appagante per il lettore è percepire come l’autore, con un sottile gioco di ombreggiature, disegni la lucidità di Isako impigliarsi nella presunzione. Il delirio di onnipotenza implica il graduale degrado del pensiero verso una corrotta percezione del reale. E nel libro questo è così tanto sussurrato da diventare un grido.
Per farlo Seichō dosa, come sempre, ogni elemento di questo thriller con grande equilibrio e maestria, nella perfetta misura e nel giusto momento fino al finale da non perdere.
Scheda: “L’attesa” di Matsumoto Seichō, Adelphi, luglio 2024, pagine 299, euro 19